Piattaforma: Mac e PC
    
Coordinatori
M. Koch (Roma), F. Pallone (Catanzaro),
 C. Bordi (Parma)

Questo corso è stato possibile grazie al contributo di
 

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ALFABETIZZAZIONE
Metodologia clinica – G Realdi, Sassari
Sampling e handling – R. de Franchis, Milano
Tecniche istopatologiche – V. Eusebi, Bologna

EPATITI CRONICHE
Inquadramento clinico e nosografia – N. Caporaso, Napoli
Lesioni cisto-istologiche elementari – M. Guido, Padova
Diagnosi istologica – G. Faa, Cagliari
Approccio terapeutico – G. Ideo, Milano

L’ESOFAGO DI BARRETT
Inquadramento clinico e nosografia – A. Saggioro, Napoli
Lesioni cisto-istologiche elementari – A. R. Parenti, Padova
Diagnosi istologica – G. Lapertosa, Genova
Approccio terapeutico – A. Peracchia, Milano

GASTRITI CRONICHE
Inquadramento clinico e nosografia – M.C. Parodi, Genova
Lesioni cisto-istologiche elementari – R. Fiocca, Genova
Razionale del campionamento bioptico – F. di Mario, Padova
Diagnosi istologica – M. Rugge, Padova
Approccio terapeutico – F. Bazzoli, Bologna

INVITO ALLA LETTURA
La clinica basata sull’evidenza (Evidence-Based Medicine) è attualmente una nuova modalità di far clinica: si tratta di una concezione altamente visibile ed affascinante.
Noi medici dobbiamo prendere ogni giorno almeno 8 decisioni cliniche importanti, ed assai spesso, in almeno 2 pazienti su 3 vorremmo poter dare rapidamente uno sguardo alla letteratura prima di decidere per un farmaco od un test di diagnosi (1). Nell’impossibilità di avere una informazione istantanea, per decidere ci affidiamo alla nostra esperienza clinica, che rischia peraltro di divenire rapidamente obsoleta, od al ricordo aneddotico di singoli pazienti, in cui spesso confidiamo con eccesso (2).
I risultati di studi clinici rigorosi rischiano invece di rimanere inapplicati (3). Essi rimangono sepolti sotto l’imponente cumulo di riviste scientifiche che occupano la nostra scrivania. L’enorme espansione dell’informazione medica rischia di ritardare, invece che di favorire, l’immissione nella attività quotidiana dell’evidenza che proviene dalle ricerche migliori, quali gli studi clinici randomizzati e controllati: la maggior parte degli articoli che ci vengono offerti sfortunatamente non risulta infatti valida o rilevante per la pratica clinica.
Secondo una recente stima, il tempo medio che il medico riesce a dedicare alla lettura scientifica, non solo in Italia, non supera le due ore settimanali. Al tempo stesso egli è chiamato a confrontarsi, se vuole tenere il passo con l’informazione, con 19 articoli originali, ogni giorno per 365 giorni all’anno (4). La disparità tra il carico di letteratura ed il tempo che possiamo dedicare alla lettura aumenta in maniera scoraggiante (5).
La medicina basata sull’evidenza, di fronte ad un problema clinico, è un processo di identificazione sistematica di tutte le informazioni cliniche presenti in letteratura, al fine di immettere nella pratica clinica corrente i risultati degli studi più validi.
Nel processo della nuova clinica, (a) convertiamo la necessità di informazione di fronte al paziente in quesiti formali, ben formalizzati; (b) tracciamo un percorso di aggiornamento rapido ed efficiente attraverso la letteratura pubblicata sull’argomento per rispondere al quesito (attraverso la analisi di banche dati, come Medline), (c) valutiamo criticamente le informazioni che otteniamo per stabilirne la validità (approssimazione alla verità) e la loro utilità (applicabilità in clinica); (d) applichiamo i risultati della ricerca nella pratica clinica.

Le idee della nuova clinica hanno implicazioni per la patologia cellulare?
I coordinatori di questo corso quando hanno ricevuto l’offerta da parte dei Consigl direttivi delle rispettiva Società, hanno riflettuto a lungo sull’argomento, ed intendono proporre qui le loro argomentazioni favorevoli ad un si. Al di là dell’ovvio impatto della Evidence-Based Medicine sull’insegnamento, un aspetto stimolante della nuova clinica è che essa sfida il clinico ad esaminare le basi scientifiche delle proprie decisioni.
Una delle analogie tra Evidence-Based Medicine ed Evidence-Based Pathology per il patologo clinico e per il clinico interessato alla patologia concerne la modalità della diagnosi e della prognosi patologica. Essa potrebbe essere riassunta in 2 domande:

  1. quanto siamo abili nell’identificare e nel quantificare riproducibilmente le caratteristiche morfologiche specifiche?
  2. quanto sono rilevanti queste caratteristiche morfologiche per la diagnosi, la conduzione clinica e l’esito della malattia del paziente?

La prima domanda deve essere risolta e la risposta garantita quanto prima per ogni patologia; se il parametro istologico o citologico non può essere riconosciuto con accuratezza e riproducibilità da osservatori diversi, ogni conclusione sulla sua utilità clinica risulta priva di significato, ed anzi, nella ipotesi più pessimistica, fuorviante.
Occorre dunque misurare la variabilità tra osservatori (ovvero tra 2 o più patologi) e la variabilità nell’osservatore (ovvero per lo stesso patologo che osservi lo stesso preparato in tempi diversi). Come noto, esiste ampia letteratura sull’argomento. Tuttavia, al di là del caso di lesioni raggruppate in grandi gruppi, è frequente il caso di accordo assai scarso tra osservatori (si vedano i dati presentati nella introduzione al Corso). Per di più , gli studi sull’accordo sono stati condotti tra pochi patologi esperti, e l’accordo raggiunto, ancorchè scarso, non può essere estrapolato alla comunità gastroenterologica. E’ probabile pertanto che la situazione clinica differisca profondamente tra Centro e Centro, e che l’accordo tra Centri sia senz’altro ancora inferiore a quello registrato negli studi pubblicati.
Lo scopo principale di questo corso è proprio quello di far convergere l’accordo dei partecipanti sulla definizione delle lesioni cito-patologiche elementari in 3 campi della attività gastroenterologica quotidiana (l’esofago di Barrett, la gastrite cronica e l’epatite cronica), e sulla definizione della diagnosi istologica attraverso l’assemblaggio delle lesioni elementari.
La maggior parte dei patologi e dei gastroenterologi tende ad ignorare l’argomento, ritenendo che nulla possa essere fatto per migliorare l’accordo, e che comunque un colloquio personale, caso per caso, possa rapidamente ed informalmente risolvere il quesito e la conduzione clinica del paziente.
Ma la esistenza del disaccordo nella diagnosi istopatologica è un problema assai rilevante. La risposta al secondo quesito (quando sono rilevanti queste caratteristiche morfologiche per la diagnosi, la conduzione clinica e l’esito della malattia del paziente?) non può che derivare da una diagnosi istopatologica più solida e ripetibile. E questo non è ancora il caso della gastroenterologia: la terapia con steroidi o con interferone di fronte ad una epatite cronica viene spesso iniziata sulla base della presenza istologica di piecemeal necrosis (epatite dell’inferfaccia), che secondo uno studio recente ha un bassissimo accordo tra osservatori.

Cosa potremmo fare allora?
Il Corso vorrebbe essere una prima risposta per i Gastroenterologi ed i Patologi Digestivi italiani: ricercare l’accordo sulla definizione delle lesioni elementari, e sulla diagnosi patologica, per poi identificare il ruolo della diagnosi patologica nel processo decisionale di fronte al paziente con il problema clinico di un esofago di Barrett, di una gastrite cronica o di una epatite cronica.
Ancora, passi ulteriori dovrebbero essere fatti da parte degli Editors dei giornali italiani ed internazionali per accettare articoli contenenti definizioni istologiche, soltanto là dove l’accrdo tra osservatori sia stato misurato.
Da ultimo il lavoro per migliorare la diagnosi patologica e per agganciare il suo ruolo al processo clinico con maggiore convinzione dovrà procedere per tappe, nell’ambito di un processo di rivalutazione tra clinici e patologi interessati, ospedale per ospedale, ma anche area per area. L’attività di auditing e di educazione continua può potenzialmente condurre ad un miglioramento sorprendente delle prestazioni, come è avvenuto nel caso di alcuni programmi inglesi di screening per il cancro della mammella.
Così dunque, dall’idea per un Corso sul ruolo della diagnosi istopatologica in gastroenterologia siamo passati alla necessità di rivederci periodicamente patologi e gastroenterologi, per definire l’accordo in altre aree clinico-patologiche (si pensi alla displasia epatocellulare, o colorettale) e per riaggiornare periodicamente la revisione della definizione delle aree già esplorate sulla base, che confidiamo sempre più ampia, di Evidence-Based Medicine ed Evidence-Based Pathology, ovvero di una ricerca costante e continua di revisioni ed articoli sull’argomento.
Perché non chiamare dunque questo Corso il Primo Corso di Evidence-Based Pathology? Si tratta comunque, a nostra conoscenza, certamente del primo corso europeo.

Buona lettura!

 Maurizio Koch, Francesco Pallone, Roberto Fiocca e Massimo Rugge

  1. Covell DG et al. Information needs in office practice : are they being met ? Ann Intern Med 1985; 103: 596-9
  2. Smith R: Filling the lacuna between research and practice: an interview with Michael Peckam. BMJ 1993; 307: 1403-7
  3. Faber RG: Information overload. BMJ 1993; 307: 383
  4. Davidoff F e coll: Evidence based medicine. A new journal to help doctors identify the information they need. BMJ 1995; 310: 1085-6
  5. Evans CE e coll: Educational package on hypertension for primary care physicians. Can Med Assoc J 1984; 130: 719-22

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